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Ciao Giacomo !!!!
BULGARELLI Giacomo. Nato a
Portonovo (Bo) il 24 ottobre 1940. Centrocampista. Al Bologna dal
1958 al 1975: 486 presenze (391 in A, 1 di spareggio, 54 in Coppa
Italia, 3 in Coppa Campioni, 2 in Coppa delle Coppe, 20 in Coppa
delle Fiere-Uefa, 4 in Mitropa Cup, 2 in Coppa di Lega Italo-Inglese),
58 gol (43 in A, 8 in Coppa Italia, 2 in Coppa delle Coppe, 1 in
Coppa delle Fiere-Uefa, 1 in Mitropa Cup, 3 in Coppa di Lega
Italo-Inglese). La bandiera del Bologna, per antonomasia. Una
carriera tutta in rossoblu, dal 1959 al 1975, con il primato delle
presenze, assolute e in campionato. Vincitore dell’ultimo
scudetto, di una Mitropa Cup, e , da capitano, di 2 coppe Italia,e
di 1 coppa di lega Italo inglese , una Mitropa cup. 29 volte nella
Nazionale maggiore, 4° alle Olimpiadi di Roma..
Ma
per la misura del suo stile e l'eleganza del suo carattere, che
riflettevano anche tanta parte del suo gioco, Giacomo Bulgarelli non
è mai stato considerato un giocatore centrale nella storia del
calcio italiano. Eppure la sua figura è stata determinante in
momenti che hanno segnato una svolta nel passaggio dagli anni '50 al
calcio della fine degli anni '60, nei quali ha imposto il suo gioco
lineare, di centrocampista di vecchie idee e nuove intuizioni,
legato a vecchie regole ma pronto a nuovi sviluppi tattici.
E' stato uno dei protagonisti del risveglio del calcio giovanile
italiano, la nazionale olimpica del '60, nella quale una nuova
generazione di talenti (insieme a lui, su tutti, Rivera) restituiva
il calcio italiano a un livello che meritava, risorgendo dagli anni
bui del dopoguerra segnati dalla tragedia del Grande Torino. Fu una
nazionale divertente, che mancò la medaglia (giunse quarta) solo
perché le nazioni dell'Est, la Jugoslavia che la battè in
semifinale, in realtà schieravano giocatori finti-dilettanti. Gli
azzurri erano veri giovani, 20 anni Bulgarelli, 17 Rivera,
rappresentarono una finestra sul futuro, per un'Italia che era
reduce dalla sua unica eliminazione dai Mondiali, quelli in Svezia
nel '58, e che ancora si aggrappava a vecchi oriundi. Di questa
squadra Bulgarelli era la figura più matura, raffinando quel gioco
da mezz'ala allora molto più evidente di adesso, con la
responsabilità di legare la manovra e di darle profondità, che
avrebbe visto più tardi anche altri interpreti, come per esempio De
Sisti.
La seconda tappa della sua storia fu lo scudetto del Bologna
del '64, del quale Bulgarelli fu anima insieme a un nucleo di
irripetibili giocatori al di fuori di ogni schema, come Haller,
Pascutti, Perani, per non dire dell'allenatore, Fulvio Bernardini.
Di quella squadra si disse che si giocava bene così solo in
paradiso e Bulgarelli era il possessore delle chiavi di quel gioco,
per una vittoria che rimase un'eccezione nel mondo dominato dai club
milanesi e torinesi e da un ambiente che cercò anche di ostacolare
quella vittoria con accuse di doping. Tutta la carriera di
Bulgarelli, e questa può essere una ragione della sua 'modestià
mediatica è stata ai margini del grande potere, luminosa ma tenuta
da parte, tutta vissuta all'interno di un solo club, il Bologna,
miracolosamente, e per pochi mesi, riapparso ai vertici dopo le
glorie d'anteguerra. Il trionfo fu poi a Roma, nello spareggio che
vide una delle mosse creative di Bernardini, l'uso di un terzino,
Capra, all'ala destra, una delle chiavi della vittoria 2-0 sull'Inter
del mago Herrera, in quella circostanza beffato dalle arti di Fuffo.
Esemplare in questo senso il terzo momento della sua carriera, il più
drammatico, i Mondiali in Inghilterra nel '66, quando una nazionale
guidata da Fabbri che vinceva con il gioco spettacolare, ma che non
era amata, anzi era combattuta, perché non proponeva un blocco
dell'Inter, cadde rovinosamente a Middlesbrough contro la Corea del
Nord. Bulgarelli era il capitano di quella squadra ma la sua partita
e il destino dell'Italia furono determinati in gran parte dal suo
infortunio nel primo tempo. Allora non era possibile fare
sostituzioni, di fatto gli azzurri giocarono per gran parte del
match in dieci uomini. Si discusse poi se Fabbri avesse sbagliato a
mandare in campo Bulgarelli che non era alla vigilia in condizioni
ottimali, se lo stesso Bulgarelli per precauzione avesse dovuto
evitare di scendere in campo. L'unica consolazione fu che gli fu
risparmiato il linciaggio cui fu sottoposto il ct Fabbri, anche se
la rapidità dell'evoluzione del calcio italiano portò Bulgarelli
ai margini, agli Europei del '68, il primo grande successo italiano
dai Mondiali del '38, era nella lista ma non fu mai schierato in
campo. Erano stati otto anni di rivoluzione, Bulgarelli li aveva
vissuti tutti da protagonista, ma a 28 anni era in un certo senso già
un uomo del passato.
Alcuni commenti su Bulgarelli che
denotano la stima ed il rispetto di tutti verso
il…..”Capitano”
“Bulgarelli” non è un
cognome come un altro, dici “Bulgarelli” e pensi “Bologna FC”,
anzi - pensi “grande Bologna”, “Paradiso”, “Scudetto”,
“Coppa Italia”. Pensi a Bulgarelli e non ti viene in mente
l’attuale stadio Dall’Ara, ti viene in mente il vecchio
Comunale, con le sue pietre a vista all’esterno.
Guardo nella parete e c’è
quella fotografia, anzi, quelle fotografie, di quel Bologna
scudettato. Sempre schierati nello stesso modo, con Janich in alto a
sinistra e Pavinato seduto in fondo a destra.
Quella squadra non muore,
non morirà mai.
E Bulgarelli è sempre lì,
fra Perani e Nielsen, con le sue mani nelle ginocchia dei due
compagni.
Ecco, Bulgarelli “uomo” oggi se n’è andato, lo piange la sua
famiglia soprattutto, lo piangiamo tutti noi che l’abbiamo visto
mille volte, sentito commentare tante partite.
Ma il Bulgarelli “mito”, il Bulgarelli figurina e calciatore,
quello fra Perani e Nielsen, quello non ci lascerà mai, questa
delusione non la dovremo mai sopportare.
E colui che ha riempito le
mie giornate di bambino, di adolescente, facendomi sognare di
diventare come lui, di indossare la sua maglia,
ecco - lui non mi abbandonerà mai.
Rimarrà forever alle mie
pareti, ma soprattutto nei miei ricordi.
Mio capitano.
Un
ricordo del collezionista e tifoso del Bologna Alessandro Ronchi:
Fino
ad pochi mesi fa, in via Farini, al mattino presto, lo incrociavo
mentre mi recavo in ufficio.
La prima volta, più come una affermazione che come una domanda
dissi “Lei è Bulgarelli”.
Si fermò ed ebbi modo di dirgli quel che aveva rappresentato per
me, per noi ragazzi negli anni sessanta, e che ho riassunto in
questo ricordo.
Sorrise e mi ringraziò, spero (e credo) gli abbia fatto piacere,
oltre 30 anni dopo che aveva smesso di giocare, essere ancora
ricordato in quei termini.
Nei giorni successivi ci salutammo ogni volta, senza scambiare
alcuna parola, ma solo con un gesto della mano e un sorriso, come
due persone che si conoscono da sempre.
“Onorevole
Giacomino,
salute
!”.

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